Dic 162011
 

Non è facile continuare a scrivere della nostra passione, visto che alla fine solo pochi la possono condividere con noi e capire appieno.

Ma,, d’altra parte, siamo stati proprio noi ad aver scelto una cosa difficile e pericolosa anziché una facile e sicura, sicché non possiamo lamentarci.

In questi giorni mi stanno passando per la testa tantissime cose, ma solo una veramente è focalizzata e limpida. Attraverso i chilometri macinati in questa settimana, la mia testa restava sintonizzata sempre sulla stessa stazione: i piloti del TT.

Se si pensa a loro, subito viene naturale associargli alcuni aggettivi: eroi, folli, pazzi… Alla fine, secondo me, ciò che li descrive appieno è una sola parola: veri.

Sia i piloti ufficiali che i privati, sia gli assi che i fanalini di coda, arrivano all’Isola di Man solo per passione. Dedicano al TT anni di lavoro e di sacrificio solo per poter sfidare la montagna. Semplici nei modi, aperti con tutti e sempre disponibili ad una battuta, non si celano in paddock inespugnabili o TIR extra confort. Sono lì: in tenda, in camper o sotto un gazebo. Non gli interessa la fama o i soldi (visto che tanto la maggior parte non riceverà nulla), ma sono presenti per dar voce alla passione che hanno dentro.

Consapevoli che il Mountain non perdona, consci del fatto che è una corsa molto pericolosa e affamati di emozioni, scelgono di aprire il gas sulle 256 curve del tracciato per il semplice gusto di sfidare se stessi, perchè al TT, come dice Donnini “muori o vivi davvero”.

Il Tourist Trophy e il Manx rappresentano un’espressione pura e genuina delle corse, forse l’ultimo baluardo rimasto e non contaminato da interessi mascherati e celati dietro la parola sport.

I piloti che ci corrono, una volta e per sempre, lo fanno per passione e incarnano il valore più alto e nobile di questa disciplina che tutti noi chiamiamo motociclismo.

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