Dic 092011
 

Una categoria di motociclisti alla quale guardo con molta simpatia è quella dei Guzzisti. Sono decisamente particolari e ogni qual volta mi capita di incontrarne uno, lo osservo con attenzione.

Mi ricordano vecchi nobili decaduti. Gli ultimi custodi di un motocilcismo che fu e che molti non riescono neanche a ricordare; tranne loro che lo considerano il piu’ bello ed avvincente… Quello degli eroi. Quando li incontri al bar e parcheggiano le loro Breva, California, Nevada con qualche anno e km sulle spalle in mezzo ad R1 , CBR, etc. etc. sembrano quasi a disagio. Solitamente viaggiano con passeggero ed in coppia.

Al bar si siedono in disparte e cominciano a raccontare i loro rocamboleschi viaggi: avventure e disavventure che han fatto con le loro amate Guzzi. Non si vergognano nel raccontare di problemi meccanici perché fanno parte del piacere d’avere una Guzzi: sono l’avventura nell’avventura. Moto che vanno amate e curate come figli, ai quali tutto si perdona. L’abbigliamento tecnico difficilmente fa parte del loro equipaggiamento, basta la patch dell’aquila su un vecchio giubbino in jeans per proteggerli da tutto. Non piu’ giovani, anzi, ma con ancora una gran voglia di viaggiare. Da ragazzi sognavano le Guzzi con il naso attaccato alla vetrina di quelli che un tempo si chiamavano Motosaloni. Sognando di correre e vincere come il leggendario Omobono Tenni, e promettendosi di averne una un giorno.

Di tutt’altra pasta sono i Guzzisti di ultima generazione. Decisamente modaioli, gironzolano per la città a cavallo di bellissime V7 racer. Non guardano la strada ma il loro riflesso nelle vetrine. Per questo non si avventurano in giri fuori porta . La presenza di curve e l’assenza di vetrine è inaccettabile. Al bar si fermano solo se riescono a parcheggiare in pole position, altrimenti proseguono con la sfilata fino al completo indolenzimento del collo.

L’abbigliamento in questo caso è decisamente di tendenza, non da moto, ma di moda e in perfetto abbinamento cromatico, pronti per entrare al GF. Il casco non allacciato deve avere il tricolore, come simbolo di totale amore per la patria, ma non per se stessi. Non parlare con questi personaggi risulta essere molto salutare. La loro totale ignoranza sul mondo motociclistico riattiva gastriti sopite da tempo. Della Guzzi ti sanno dire che è una moto italiana e che viene  fatta nei pressi di un lago. Perchè l’hanno comprata? Semplice: l’aquila sul serbatoio fa coppia con quella che hanno sul braccio.

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  3 Responses to “Quelli dell’ Aquila”

  1. Anche a me non piacciono i neo-guzzisti-modaioli. Purtroppo la casa di Mandello non è in grado, ad oggi, di proporre moto che possano essere dei miti come lo sono state in passato, o anche “solo” delle moto con prestazioni e prezzi adeguate al mercato… è per questo che i giovani non si appassionano più al marchio, si sa. Però basterebbe leggere un po’ di storia, guardare un po’ di foto o visitare il museo e la fabbrica per sorprendersi e commuoversi ancora oggi, a qualsiasi età.
    E’ straordinariamente vera la cosa che racconti: ai Guzzisti PIACE raccontare le loro (dis)avventure meccaniche perché non lo vedono ocme un “tradimento”, ma come una “debolezza” e quindi una cosa che rende più umana la propria moto, è un fatto di tenerezza se vuoi. I guzzisti sono degli inguaribili romantici 🙂
    Comunque una Guzzi ti cambia la vita. Se sei guzzista una volta, sei guzzista per sempre, almeno nel cuore. Nel mio caso… anche sulla pelle 🙂

  2. - il Carogna -

    Grazie del tuo commento Maretta, bellissime parole!

  3. Il tuo commento oltre che essere gratificante indica che quello che scrivo trova riscontro .Vedere tanta passione per la Guzzi è bellissimo grazie. Continua a seguirci non mancherò di parlare ancora di questo glorioso marchio .

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