Apr 042017
 

Gara scelta, viaggio prenotato, hotel riservato… Cosa manca? Ah già… prepararsi a correrla!

Dopo la Maratona di Berlino, da cui sono uscito fisicamente e psicologicamente distrutto, mi sono preso un periodo di stacco, effettuando corse lente e rigeneranti per rilassare la mente e concentrarmi sul puro piacere e divertimento di correre. Con l’inverno ho iniziato a dedicarmi un po’ a migliorare la velocità e piano piano aumentato il carico chilometrico, che ho reputato questa volta come parte principale e più importante della preparazione.

Insomma, mi sono stufato di sbattere contro il muro e ho voluto provare ad abituare il mio corpo a stare più sulle gambe, con l’obiettivo di migliorare la potenza lipidica. Da Novembre ho iniziato quindi a fare uscite un filo lunghe, aumentate ancora a Dicembre fino alla preparazione della Mezza Maratona della mia città in Gennaio, che mi ha dato buon riscontro cronometrico e fornito la base per impostare il resto del lavoro.

Ad ogni cara segue uno scarico, ovviamente rapportato al lavoro fatto, e dopo quindi una settimana di riposo ho iniziato la preparazione specifica che mi ha portato a rompere ogni record di chilometri mensili e settimanali percorsi, arrivando a superare i 500 Km a Marzo.

Mentre scrivo questo articolo dalla Lounge dell’aeroporto di Bruxelles, sto realizzando piano piano tutto il lavoro fatto: le uscite gelate, sotto l’acqua, il freddo dei primi chilometri, il fisico non in forma che faticava a stare al passo dopo le feste natalizie, le sacche per allenarsi preparate di sera tardi dopo aver messo a dormire mio figlio… E poi le scarpe da running da far entrare in ogni trolley per ogni trasferta, le sveglie alle 5 col vento olandese o le corse a 35°C in Sud Africa… Passo a passo, mattone dopo mattone hanno formato ancora una volta la mia preparazione, e piano piano la forma è tornata e mi sento pronto a correre.

Sono stanco morto, ovvio, ho bisogno adesso di scaricare e di recuperare energia. Ma, per la prima volta dopo un’altra settimana intensa, guardo alle prossime settimane e vedo corse facili e meno lunghe… vedo sessioni più rilassanti e…. già inizia la nostalgia dei lunghi e delle ripetute! Sembra incredibile come sappiamo amare queli particolari che invece odiamo prima di compiere. Pensare alla sensazione della sveglia in una fredda gioranta di Febbraio con un 10x1000m da fare… e riviverla adesso. Riflettere su quanto si è fatto, sui sacrifici che per gli altri sono da folli, le gambe che bruciano e il fiato corto…

Tutto questo è la nostra passione. Il nostro sogno, che ci tiene vivi, ma che a volte ci fa fermare domandandoci il perchè. Chiedendoci chi ce lo fa fare… A me capita più volte (specie la mattina dopo una “serata brava” in cui ho mangiato e/o bevuto troppo), mi sveglio e il corpo non risponde, le gambe sono pesanti, la testa magari fa male, ma… in ogni caso la forza della passione vince. Ogni mattina mi sono comunque alzato per andare a correre fino a raggiungere ancora il “flow”, la meravigliosa sensazione che tutto gira bene, che le gambe sono forti, che correre al passo che vogliamo diventa facile. E’ lì che il fuoco brucia ogni ostacolo, alimenta il nostro cuore e ci fa affrontare ogni allenamento col sorriso, ricordandoci chi siamo.

Si cade per potersi rialzare, e quel muro, ogni volta, fa un po’ meno paura. Sappiamo cosa si prova a sbatterci contro, ma siamo consci che ci siamo alzati e che siamo pronti ancora una volta ad infrangerlo.

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