Mag 172015
 

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Pechino, in una sola parola, si può definire caotica. E’ vasta, immensa e fremente di gente che turbina per le strade e nei cunicoli della metropolitana in sciami scomposti. La smania di copiare l’occidente è a livelli imbarazzanti: tutti i giovani hanno cappelli a tesa larga e dritta con scritte in inglese e i vestiti estremizzano il mito della jungla urbana americana. E nessuno alza la testa. Le prime tre vertebre della colonna vertebrale sono sempre ad angolo acuto, schiacciate per permettere alle persone di stare appiccicate ai proprio smartphone.

Sono veramente rimasto scioccato dall’utilizzo esagerato di tale apparecchi qui in Cina. Davvero la gente non guarda neppure dove va e gli scontri, dettati anche dal sovrappopolamento della città, sono all’ordine del secondo. Le persone seguono il flusso dei pendolari a testa bassa, senza guardare avanti a sè, incuranti e abituati alle collisioni a cui non reagiscono minimamente. Non si chiedono scusa e non alzano mai gli occhi dal cellulare.

Anche entrare nei vagoni della metro è un’impresa, manca veramente il rispetto e si spinge e urta senza ritegno per proseguire nella propria direzione.

La cosa che mi ha lasciato senza parole è che addirittura i giovani non si parlano neanche al telefono, né scrivono messaggi… Impegnati dal viaggio in metro si lasciano messaggi vocali creando quindi una conversazione spezzettata in battute, andando a far cadere ogni forma di reale interazione con gli altri…

Mi spiace davvero dover scrivere paragrafi negativi su un paese straniero, ma davvero sono rimasto negativamente influenzato da diversi fattori che non mi hanno fatto apprezzare appieno il fascino eterno e millenario di questa città…. Insomma i taxisti cercano di estorcerti sempre cifre esorbitanti fingendo che il tassametro non va (ho abbandonato 3 taxi dopo che mi hanno chiesto 250 Yaun per un tragitto che in metro costa 3 Yan), la gente ti viene addosso senza chiederti scusa o alzare la testa, l’aria è pregna di smog, di odore di fritto e di “naftalina”, devi fare la fila ovunque, al ristorante ti servono controvoglia e chiedendoti i soldi in anticipo, i controlli di sicurezza sono fortunatamente elevati ma poco “sensibili”: ti toccano ovunque e con molto poco tatto (anche ufficiali donne mettono le mani addosso agli uomini e viceversa)… Insomma un casino… Di cui, ripeto, mi dispiace scrivere perché amo viaggiare e ho sempre incontrato ovunque gente simpatica, cordiale e mi sono sempre affascinato alle differenze di ogni paese… ma fino ad un certo punto…

Ma veniamo alle cose positive… L’architettura e la storia del paese sono affascinanti, i templi e i giardini meravigliosi e con fiori ovunque… ma molto spesso non si può entrare perché fanno parte di qualche palazzo del governo…

La cosa che più mi piaciuta di Pechino sono le Hutong (ho visitato quella nella zona della Torre del Tamburo), ovvero i vecchi quartieri di case antiche e stradine da labirinto che rappresentano ciò che è rimasto della vecchia Pechino. E qui la storia cambia. La gente sorride, i bimbi giocano in strada e i locali sono caratteristici e pieni di persone che chiaccherano e si divertono. Visi occidentali pochissimi, non è molto turistica come zona per fortuna, e davvero ci si imbatte in scorci indimenticabili che sono rimasti fermi nel tempo. Quindi direi che è proprio il posto che ha reso Pechino una città che è valsa la pena visitare.

La sera prima della partenza, e prima della corsetta lenta del mattino successivo, l’ho passata a Wangfujing, zona bi-faccia tra i centri commerciali moderni e lussuosi e i vicoli caratteristici con le lanterne rosse e le bancarelle dello “street food” dove la gente cucina al momento ogni tipo di pietanza: castagne dolci, anatra, noodles, spiedini di scorpioni e larve….

Decido di assaggiare uno spiedino  scorpioni e larve (come le patatine i primi e come cialde del gelato glassate le seconde) e finire con un’anatra all’arancia.

La mattina mi alzo presto, è il momento di correre!!! Opto per un farklet da 10 km e scelgo il luogo più rappresentativo di Pechino, piazza Tian’Anmen. Dopo aver corso il primo chilometro di riscaldamento sui 4:30, zigzagando come un’astronave impazzita che cerca in tutti i modi di scansare asteroidi con traiettorie imprevedibili (giovani con smartphone) o gruppi di meteore con scie lunghissime (gruppi iper-compatti di anziani in vacanza), ho deciso di pagare 3 Yaun (ovvero circa 60 centesimi) e di correre nei giardini della Città Proibita. Altro posto indimenticabile con tempietti, pagode, viali coperti e decorati di mille colori, piante in fiore, ponticelli su diversi specchi d’acqua… insomma il classico paradiso orientale che ci si può sognare! Salgo quindi di velocità e per la parte finale di defaticamento torno nell’immensa piazza all’ombra della storia millenaria che mi fissa incarnata nel ritratto di Mao.

Quindi insomma…. Pechino è parecchio complicata da definire… E’ una megalopoli zeppa di gente affaccendata che poco si cura di risultare amichevole, ma è anche una città millenaria con tradizioni e cultura meravigliosa che ti fanno perdere e ti regalano attimi indimenticabili…

Per la corsa comunque rimane una destinazione non troppo consona a meno di non trovare un parco e di andarci al mattino presto!

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