Ott 212011
 

Day 7 – Barstow (CA) – Santa Monica (CA) – End of the Trail.


Partiamo da Barstow verso le 8.00 e facciamo colazione da Denny’s con bacon, uova strapazzate e patate harsh brown a listelli, mentre la cameriera di mezza età si occupa delle nostre tazze, non lasciandole mai a secco di caffè.
Fuori il sole splende, ma la temperatura è piuttosto gradevole e il pacifico inizia a far sentire la sua voce nelle nostre anime viaggiatrici.
Ci dirigiamo verso Calico, una città fantasma che si rivela però abbastanza commercializzata e in alcuni punti ha perso il suo fascino di mistero e storia. E’ piena di negozi e ristoranti che ne snaturano il fascino selvaggio che avrebbe dovuto mantenere, almeno secondo il Carogna, inalterato.
Un ranger in sovrappeso ci mostra un serpente a sonagli appena catturato lì vicino.
Ripartiamo e ci rifocilliamo per pranzo da Tony’s Diner prima di San Bernardino dove prendo insalatona con pollo, avocato e blue cheese.
Arriviamo a San Bernardino e per la prima volta in 7 giorni di imbattiamo nel traffico che ci accompagna attraverso Pasadena e poi Los Angeles.
L’avventura volge al termine. La Route 66 qui è morta, sepolta da strati di cemento e insegne commerciali, accecata da semafori e fast-food che la tempestano di rumore e luce artificiale.
Restiamo imbottigliati nel traffico e semaforo dopo semaforo arranchiamo per L.A. fino a Hollywood, poi Beverly Hills e finalmente Santa Monica.
Arriviamo al molo di Santa Monica e, incredibile a dirsi il cielo è scuro e grigio e fa pure freddo!
Parcheggiamo le moto al molo ( dove ci fanno lo sconto facendoci pagare in tutto come un’auto…non proprio come le autostrade italiane… ) e ci dirigiamo al cartello di fine Route 66.
Sto camminando verso il cartello quando per la prima volta da una settimana sento parlare in italiano… 
Il Carogna rimane disgustato dal vedere un sacco di turisti italiani in scarpe Prada, gay-bag Gucci e polo Abercrombie che si accalcavano per farsi fotografare davanti al cartello di fine Route 66, controllando accuratamente di mettere in mostra le diverse targhette delle marche indossate nelle istantanee. 
Gente che non sa neanche cosa sia la Route 66, gente che è arrivata al molo di Santa Monica in Limousine o Mustang dopo un giro a L.A., farà bella mostra davanti agli amici delle foto del cartello Route 66, convinti di esser stati nel mito.
Il Carogna decide che non è il caso di prenderli a calci in culo ( con le sue scarpe impolverate ), e li osserva con un sorriso divertito sul volto.
Si siede su una panchina. Guarda verso il cielo grigio ed è soddisfatto del fatto di essere stanco morto. Contento del fatto di avere gli occhi arrossati, il viso bruciato dal sole e la gola secca. Felice di essere sporco e impolverato, perché il valore di uno solo dei granelli di sabbia che ha addosso è 1000 volte superiore a quello che il turista che si fa immortalare sotto il cartello potrà mai percepire.
Ora è il mio turno delle foto, mi avvicino tra gli sguardi preoccupati dei griffati turisti italiani che si chiedono chi sia questo “barbone” parlando sottovoce in italiano. Non preoccupatevi Italiani Bene, è solo il Carogna, è solo una comparsa nella vostra vacanza 5 stelle, che già avrete dimenticato al ritorno in hotel.
Cammino deciso verso il cartello di End of Trail, e ne stingo in mano il paletto per assaporarne la sostanza, la rugosità, la freddezza. Per prenderne ogni cosa. Il Pacifico è grigio e calmo sotto di me e io mi sento davvero bene.
Non c’era un traguardo da tagliare, non un podio, non una premiazione che mi aspettavano dopo i 3000km percorsi di Route 66.
Solo questo cartello e la consapevolezza di aver realizzato una grande impresa. Ma la grandezza, per quanto breve, un uomo la porta sempre con sè.
Il Viaggio era finito.



– il Carogna –


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  2 Responses to “The Mother Road – Route 66 – Day 7”

  1. le parole finali del tuo racconto ,a primo acchito ,sembrano trasmettermi tanta tristezza…la stessa tristezza che forse hai provato tu imbattendoti negli “esseri inutili ” superficiali e banali di cui ha scritto sopra…… ma poi concludi con queste splendide parole “Solo questo cartello e la consapevolezza di aver realizzato una grande impresa. Ma la grandezza, per quanto breve, un uomo la porta sempre con sè.”….

    ricordiamoci che i miti esistono grazie a quelli come noi che credono….e credono anche in quello che fanno…che portano dentro di se grandi personalita’ ricche di vita…ricche di passioni…ricche di sentimenti…e per quanto il mondo di oggi ci possa far pensare che tante di queste virtu’ stiano scomparendo….bhe….sentiamoci gratificati allora , nel sapere di far parte di quel piccolo mondo che ancora riesce a portare avanti grandi cose….grandi imprese come la tua….

    p.s. ma lo sai che ti preferisco in questi post piuttosto che in quelli sui giri in pista ??? 😀
    è piacevolissimo leggerti…questo racconto è stato veramente come un sogno….lo hai descritto in una maniera tale da farmi sentire come se fossi accanto a te…con dei dettagli che sono riuscita a cogliere piacevolmente

  2. - il Carogna -

    La tristezza che hai colto è proprio dovuta al fatto che, arrivati alla meta, il viaggio finisce e con esso il gusto del percorso.
    Il racconto nasce proprio dal diario che tenevo in quei giorni e credo che sia per questo che è cosi intenso e immediato.
    Grazie del complimento e mi fa piacere che ti abbia regalato alcuni istanti piacevoli!

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