Feb 092012
 

Nei post precedenti si è parlato di queste corse, dal mititco TT al GP di Macao, senza dimenticare Ulster o la Northwest 200. Ma cosa spinge un uomo a rischiare tanto ? Personalmente ogni qualvolta guardo un filmato di queste gare (ed ultimamente il Carogna ne ha messi diversi) provo una strana sensazione.

Si tratta di un mix di esaltazione, paura ed un velo di tristezza. Non so se approvo o no questo genere di corse, diciamo NI. Con queste gare non si diventa nè famosi nè ricchi, si rischia la pelle a velocità folli e basta. Pensare che un tempo circuiti così pericolosi facevano parte del mondiale ha dell’incredibile. Il mitico Giacomo Agostini ha corso per anni su questi toboga della paura, vincendo. Ma dopo aver perso diversi colleghi, amici e rivali ha detto basta.

Ho sempre seguito queste gare e spesso ci sono rimasto male quando questo o quel pilota perdevano la vita: da D. Jefferries al leggendario J. Dunlop e tanti altri che, nel bene o nel male, hanno alimentato la fama di queste gare.

Un attimo ci sei e l’attimo dopo non ci sei piu’. Questa frase può sembrare asettica, fredda e senza umanità. Ma se nell’attimo prima di andartene, stai facendo la cosa che piu’ ami, forse l’insesatezza di questa gara acquista un aspetto un po’ diverso. Non diventa accettazione, incondizionata, ma comprensione. Come antichi cavalieri affrontano queste gare con immenso coraggio. Per rincorrere un limite, un sogno o forse semplicemente un emozione.

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